CHI VIVE NELLA LOTTA MUORE LIBERO
con tutto il fervore rivoluzionario
le compagne ed i compagni
hasta siempre Salvatore, Zio Antonio e Claudio

SENZA RAPPRESENTANZA NÉ ISTITUZIONE
NEL TUO RICORDO PER LA RIVOLUZIONE

mercoledì 18 febbraio 2009

convegno internazionale RIFIUTI ZERO-Napoli-


CONTRO INCENERITORI E DISCARICHE

IL MOVIMENTO CAMPANO PER RIFIUTI ZERO E LA RETE ITALIANA RIFIUTI ZERO
OSPITANO ZWIA 09
5° INCONTRO INTERNAZIONALE -RIFIUTI ZERO-
18/21 FEBBRAIO 2009 NAPOLI
C/O ISTITUTO CASANOVA PIAZZETTA CASANOVA, 4 (VIA S. SEBASTIANO)

PROMOSSO DA ZWIA ZERO WASTE INTERNATIONAL ALLIANCE E
GAIA ALLIANCE FOR INCENERATORS ALTERNATIVE


Per 4 giorni esperti, tecnici, comitati ed istituzioni di tutto il mondo
si confronteranno sulla questione rifiuti, sulla nocività e
l'irrazionalità di discariche ed inceneritori, sulle alternative
virtuose realizzate in giro per il mondo, su come rafforzare la
battaglia a livello mondiale per -Rifiuti Zero- nel rispetto della
salute dell'ambiente e di un diverso modello di sviluppo svincolato
dagli interessi di politici, banche ed industriali.

Per Napoli e la Campania una grande opportunità per dimostrare che un
altro modo è possibile per uscire definitivamente da un'emergenza che
continua ad avvelenare territori, salute e democrazia

L'accesso al convegno internazionale è possibile previa iscrizione
gratuita al sito: ambientefuturo@interfree.it


MANIFESTAZIONE INTERNAZIONALE
PER UN PIANO RIFIUTI ZERO ANCHE IN CAMPANIA
VENERDI' 20 ORE 17 PIAZZA DEL GESU'


ASSEMBLEA DEL MOVIMENTO ITALIANO RIFIUTI ZERO
Domenica 22 ore 9.30 a 14 Convitto. Naz. Vitt.Em.II P.zzza Dante

Le info logistiche, il programma completo sul convegno e sulla
mobilitazione sono sul sito ufficiale dell'evento: http://www.zwia09.info

Sullo stesso sito ci sarà la diretta streaming in video e in audio delle
conferenze e delle iniziative;Liberamente disponibile anche per chi
voglia ritrasmetterle

cineforum popolare



continua il cineforum popolare...
con la rassegna 'cineracconta'-la satira in teatro-
ogni giovedì dalle 20,30 al comitato di quartiere -città vecchia-

mercoledì 4 febbraio 2009

aggiornamenti processo TARANTO

Il presidente della Corte d'Assise di Taranto Dott. DiTodaro ed il giudice a latere Dott.ssa Misserini hanno oggi rinviato al 25 marzo 2009 la prima udienza del processo a 19 imputati tarantini per associazione sovversiva. I Giudici hanno ritenuto non valide le richieste di rinvio mosse dagli avvocati della difesa Dott.ssa Crisci e Dott. Nevoli; hanno di fatto rinviato la seduta per consentire la designazione dell'avvocatura di Stato che rappresenterà nel processo la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Ministero della Difesa quest'ultimi costituitisi parte civile. L'udienza del 25 marzo p.v. Prevede l'ascolto dei primi teste dell'accusa e la redazione dell'intero calendario processuale.

Sembra oramai giungere verso una conclusione questa vicenda processuale che ci vede coinvolti da diversi anni . Una vicenda originale per ciò che riguarda la costruzione dell'impianto accusatorio; una vicenda che si ripete da anni nell'aule dei tribunali nella volontà di perseguire chi ha sempre e soltanto rivendicato i propri diritti. Mentre sulle poltrone della politica si decidono le nostre sorti nelle aule dei tribunali si cerca di fatto di censurare e reprimere l'esercizio e la richiesta dei diritti democratici. Chi da anni denuncia i guasti(vedi dissesto finanziario del Comune di Taranto e la drammatica situazione ambientale) del sistema politico viene processato, chi invece tali guasti ha causato oggi si schiera come parte civile contro quegli stessi cittadini che hanno già subito tutti i danni sociali, ambientali ed economici che questi signori hanno provocato... il teatro dell'assurdo continua...

martedì 3 febbraio 2009

lunedì 2 febbraio 2009

Processo Taranto

Sono passati diversi anni dal luglio del 2001. Ci riferiamo naturalmente al G8 che si svolse nei giorni 19, 20, 21, a Genova. Di quei giorni probabilmente ricordiamo le immagini: 300.000 persone provenienti da ogni parte del mondo, tutti insieme per ricordare che il mondo appartiene alla totalità dei 6miliardi di persone che lo abitano e non a quei 8 “grandi” riuniti e serrati in quella che fu chiamata la zona rossa. Le istanze, mirate a ripristinare quegli elementari diritti che sanciscono la dignità della vita umana, tanto ampie quanto legittime da riuscire a raccogliere consenso nelle più disparate comunità.

Chiunque in quei giorni fosse a Genova, come prima a Napoli o in tantissime altre città d'Europa e del mondo, porta con se però, anche delle ferite profonde. E la certezza che in quei giorni non si volesse semplicemente “tutelare l'ordine pubblico” ma che si volesse lanciare un chiaro messaggio di forza. La risposta dello Stato Italiano alle richieste dei manifestanti fu una feroce repressione, consumatasi prima nelle strade, nelle scuole, negli ospedali e nelle caserme-lager, poi nei tribunali, decretando l'inizio di una durissima stagione di compressione dei diritti democratici, effettuata a larga scala.

Per ricondurre al clima che si stabilì in quei giorni basta citare due virgolettati su tutti. Quello della commissione europea sui diritti dell'uomo che recitava: "Durante i giorni del G8 di Genova è avvenuta un interruzione dei diritti democratici". Il secondo virgolettato appartiene all'allora vice questore di Genova Michelangelo Fournier che a sei anni di distanza dai fatti riferì al tribunale di Genova dell'operato dei suoi colleghi parlando di "Macelleria Messicana".

Alcuni di quelli che a Genova ci furono portano con se anche di peggio, ovvero il carico di dover affrontare come imputati i vari processi nati a seguito dell'evento.


Quelli di Genova e Cosenza sono stati i processi più seguiti dai media poiché i fatti contestati si riferivano ad eventi accaduti nei tre giorni del G8. Ma a seguito del meeting genovese sono sorti altri filoni d'inchiesta e sono stati aperti altri processi. Uno di questi verrà celebrato anche a Taranto, il 4 Febbraio nei confronti di 19 imputati accusati a vario titolo di 18 reati tra cui quello di associazione sovversiva locale finalizzata al sovvertimento dell'ordinamento politico economico e sociale dello stato.


L'inchiesta tarantina seguita dal PM Ida Perrone e dal GIP Ciro Fiore, prende in considerazione il periodo che va dal 24 07 2001 sino al 01 01 2002. Cerchiamo di raccontare brevemente l'impianto accusatorio del processo jonico dovendo doverosamente ricordare che gli atti di tale processo sono stati interamente trasferiti alla procura di Cosenza, che raccogliendo anche altre presunte prove ha di fatto aperto una seconda procedura a carico degli indagati. A Cosenza, dove si era giunti alle richieste di condanna per 13 persone, di cui 2 inserite anche nel provvedimento della procura di Taranto, il 24 aprile 2008 il Giudice ha però assolto tutti gli imputati con formula piena perché il fatto non sussiste. Essendo il processo cosentino un’indagine definita fotocopia, poiché i reati contestati erano i medesimi che venivano mossi i dalla procura di Taranto, ci si attendeva dopo l’assoluzione in Calabria l’archiviazione anche sull’altra sponda dello Jonio. Così non è stato, ed anzi nel frattempo l’accusa del processo cosentino è ricorsa in appello, riaprendo anche l’altro fronte di inchiesta in quel di Catanzaro.


L'impianto accusatorio dei PM tarantini basa sulla serie di reati succitata tenuti insieme dalla cornice del reato più grave ovvero l'associazione sovversiva. I reati di cui si parla sono tutti correlati ad iniziative politiche e sociali degli imputati, attività che gli stessi svolgevano alla luce del giorno, utilizzando sigle dichiarate e riconoscibili ed una sede aperta al pubblico. I PM però contestano l'inasprirsi degli atteggiamenti degli imputati in tali iniziative. Opponendosi agli ordini del questore e contravvenendo a quelli dei dirigenti di piazza, gli imputati mostravano un atteggiamento globalmente ostile verso lo stato e i suoi rappresentanti. La maggiorparte dell'inchiesta però fonda su intercettazioni telefoniche delle utenze private degli imputati e della sede che al tempo utilizzavano. Le intercettazioni riguardano l'intero periodo iniziale del 2001, ovvero i mesi in cui tutte le realtà italiane erano intente nella preparazione del Social Forum a Napoli in marzo ed il G8 a Genova in luglio. Telefonate in cui si parla di assemblee da organizzare, contatti con altre strutture per il coordinamento, iniziative da tenere. Insomma parrebbe rientrare nella sfera del normale per persone che si occupano di politica. Per la Procura di Taranto invece no! questo è stato indice di quanto potente fosse la struttura organizzativa messa in piedi ed in accoppiata con i contestati metodi violenti utilizzati dal gruppo, è quanto necessario affinchè vi sia associazione sovversiva. Scattano dunque arresti, perquisizioni, sequestro di materiali informatici, custodie cautelari.


Dunque c'è da chiedersi: qualcuno voleva sovvertire violentemente gli ordini economico-sociali dello Stato? Secondo i PM di Taranto gli indagati volevano tutto questo. Ma in realtà tutto questo è il prezzo che chiunque deve pagare quando rivendica il diritto a riappropriarsi del proprio futuro e a ribellarsi alle logiche del profitto.


Infatti tutte le attività politiche-sociali svolte dagli imputati nel corso degli anni erano volte in difesa dei diritti che dovrebbero essere fondamentali, ma che nel nostro paese divengono inarrivabili. Gli imputati hanno solo rivendicato il diritto alla casa, al lavoro, agli spazi sociali, alla libera espressione, ad un ambiente pulito per una sana salute. Diritti che in un paese democratico sarebbero garantite nel nostro assumono il carattere di mera etichetta. Gli imputati hanno anche per anni denunciato i cortocircuiti delle amministrazioni e le loro tangenze pericolose. Tutto ciò che veniva denunciato si è poi puntualmente verificato. Dal disastro ambientale perpetrato da grandi industrie e marina militare sino alla condanna di vari politici locali. Tutto era come quei "sovversivi" dicevano. l'immensa quantità di veleni nell'aria, malattie, morti bianche, bassa occupazione, collusione della politica con la mafia, malagestione del pubblico, fallimento del comune. E' realmente accaduto tutto: Primato europeo della diossina, tumori e leucemie con incidenze più alte che in qualsiasi altra città italiana, continuo stillicidio di operai in fabbrica, 25% di disoccupazione, un ex sindaco(Giancarlo Cito) condannato a 4 anni e 6 mesi per concorso esterno in associazione mafiosa(art.416ter, per ricordarlo al diretto interessato che sproloquia ai quattro venti dicendo di aver fatto quasi 4 anni di carcere per un reato inesistente nel C.P.) scontati quasi interamente in carcere, impiegati e dirigenti comunali dalle buste paga d'oro un buco da quasi 1 miliardo di euro ed un altro ex sindaco(Rossana Di Bello) al centro dell'ennesima vicenda giudiziaria. Era doverosa questa premessa per dar conto che tutte le attività erano mosse da fondati sospetti che qualcosa non andasse. Dunque in questo scenario i PM definiscono sovversiva l'azione degli imputati. Evidentemente se sovversione c'è stata nella nostra città, i veri protagonisti si trovavano altrove intenti a manomettere i diritti in nome dei profitti. Il quadro sociale risulta effettivamente alterato rispetto ad una prospettiva legalitaria se non addirittura sovvertito. Ma si accusa di sovversione chi tutto questo tentava di smascherare.

Torniamo al processo provando ad analizzare i reati contestati soffermandoci brevemente su di essi cercando di capire quale entità di violenza possa esserci stata. Scopriamo che l’unico reato che può far pensare effettivamente a condotte violente è quello di detenzione di bastoni ed oggetti contundenti. Ma scendendo nel merito delle carte processuali riscontriamo che questo reato è riferito al possesso da parte degli imputati di tale materiale durante manifestazioni in piazza. Ed in questo modo arriviamo a dedurre che i bastoni non erano altro che aste per bandiere e stendardi e che gli oggetti contundenti erano bombolette spray. Queste “armi” secondo i PM sarebbero servite a sovvertire gli ordini dello Stato. Ma va! Come se non bastasse questo reato è già stato prescritto. Dunque le potenti “armi” dell’organizzazione non potranno concorre a prova di reato anche perché quegli oggetti non furono mai neppure sequestrati ma solo citati. E poi tutti gli altri reati che ad esser letti in chiave giuridica lasciano intendere scenari apocalittici ma che ascritti al loro merito lasciano pochi fraintendimenti. Imputazioni per violenza privata, sequestro di persona, e rapina; non sono altro che manifestazioni di protesta verso la presenza di esponenti neo fascisti di Forza Nuova. Ma l’apologia fascista non è un reato contemplato dalla Costituzione? Si chiederà qualcuno. La risposta è si! Ma in Italia qualcuno lo ha dimenticato. Tanto che, chi inneggia al 20ennio più buio della nostra storia non subisce alcuna sanzione, contrariamente chi vorrebbe che la Costituzione fosse rispettata osteggiando i nuovi fascismi diviene imputato nei Tribunali. Misteri Italiani! La rimozione di una celtica diventa rapina, la manifestazione di dissenso davanti ad una sede ForzaNuovista diventa sequestro di persona, naturalmente le rimostranze antifasciste divengono minacce. Le stesse organizzazioni che oggi sono puntualmente strumento di diffusione della paura contro il diverso, che cementifica l'ulteriore compressione di diritti umani attuata mediante una palese 'deriva securitaria'.


E poi una serie di reati per inosservanza degli ordini delle autorità, oltraggio a corpo politico, violenza, resistenza o minaccia a Pubblico Ufficiale. A rafforzare il sistema di accusa che attribuisce tutti questi reati, esiste un solo referto medico. Un referto di 7 giorni per contusioni inferte ad un ispettore di Polizia. Seppure fosse vero un pò poco per poter parlare di sovversione. I reati di oltraggio sono stati oltretutto depenalizzati, come non esiste più quello di propaganda ed apologia sovversiva. Rispetto alla resistenza a Pubblico Ufficiale diciamo solo che dato l’atteggiamento che le forze di sicurezza assumono in piazza, diviene difficile “non resistere”.

Il resto dei reati contestati sono una serie di sciocchezze gratuite. Uno va a pisciare e siccome li c’è una telecamera nascosta che riprende, quello che è un atto umano diventa produzione e diffusione di spettacoli osceni. Mah?!? Una scritta dai contenuti sociali vergata sui muri diviene deturpamento ed imbrattamento. Un murales, tanto migliore delle oscene opere e del degradante grigiore che le amministrazioni ci propinano, diventa danneggiamento della cosa pubblica. Il recupero di posti abbandonati dalle istituzioni stesse e da privati diventa occupazione di edifici e terreni.

Chi accumula capitali ed immobili tanto da abbandonarne qualcuno, con pericolo per tutti, è tutelato dalla legge, chi rivendica spazi sociali perché proprietario di nulla è un criminale.

Potremmo continuare per pagine intere, citando esempi analoghi ma la conclusione purtroppo sarebbe la medesima. Il restringersi perpetuo del sistema democratico passa per la repressione del dissenso. Vietato sapere, parlare, impegnarsi alla costruzione di quel mondo migliore, oggi tanto più necessario quanto indispensabile. A tutti gli effetti possiamo considerare, quella italiana, quantomeno una democrazia autoritaria. I limiti dettati come democratici si restringono costantemente ed è sempre più ampia la porzione di società automaticamente tagliata fuori.

Alla luce di tutto questo pensiamo che non sia possibile affrontare la questione nei termini di una generica richiesta di solidarietà, ma che la gravissima limitazione degli spazi di agibilità democratica, personali e collettivi, che è in atto in questo paese vada combattuta interagendo con tutti i livelli con con i quali essa si concretizza sul territorio. E che sia indispensabile ribadire con forza la legittimità e le profonde motivazioni politiche, sociali e culturali dei percorsi attuali, in uno scenario dove, sia localmente sia al livello più generale, la distruzione dei territori e il saccheggio delle sue risorse, dimostra tenacemente che si vuole proseguire sulla strada intrapresa.




venerdì 30 gennaio 2009

Dal blog del comitato per Taranto

Primi!!! Siamo le cavie del mondo!

Ambiente: Taranto è emergenza nazionale
ROMA – L'inquinamento di Taranto è «un’ emergenza nazionale»: stabilimenti che emettono (nel 2006) oltre i 23,4 milioni di tonnellate di CO2 (il 26% in più rispetto al 2002), per la diossina si parla di «un caso nazionale», 93 volte oltre il limite di guardia, il livello è salito del 28,2% tra il 2002 e il 2006 passando da 71grammi/anno a 93 grammi/anno. A fotografare la situazione della provincia pugliese è l’ Eurispes. Taranto rientra tra «le 14 aree a alto rischio ambientale a causa della forte concentrazione di insediamenti produttivi» e «del traffico marittimo del porto» vicini «al centro abitato». Allarmanti sono «le emissioni di sostanze inquinanti attribuibili ai grandi stabilimenti industriali», come «l'Ilva, l’Eni, l’Edison e la Cementir». Oltre alla CO2, tra il 2002 e il 2006, lo zinco è incrementato del 166,5%, il cromo del 60,2%, il rame del 59,9%. A Taranto, il valore medio delle polveri sottili (Pm10) e della concentrazione massima è il più alto tra tutte le province. Preoccupante anche lo sforamento del limite dell’ozono nell’aria e di biossido di azoto.
(La Gazzetta del Mezzogiorno)

L'Eurispes (Dal 1982 al 1993 si chiamava "Ispes") è un istituto privato di studi politici, economici e sociali, senza fini di lucro. Opera nel campo della ricerca politica, ecomomica, sociale e della formazione. Il suo presidente è Gian Maria Fara, sociologo e direttore del Corso di Laurea in Studi Politici e delle Relazioni Internazionali presso la Link Campus University of Malta, docente di "Sociologia generale" presso la stessa Università e di"Scienze dell'Opinione Pubblica" presso la Lumsa. L'Eurispes ogni anno pubblica il Rapporto Italia, un'analisi sullo stato della politica, dell'economia e della società italiana.

mercoledì 28 gennaio 2009

UN GIORNO IN PROVINCIA

Oggi il Comitato per Taranto, insieme a Presidio Permanente No Discariche, Legambiente, Comitato di Quartiere Città Vecchia, Peacelink, Vigiliamo per la Discarica ed altre associazioni ambientaliste si è presentato alla Provincia di Taranto per partecipare, nonostante non avesse ricevuto alcun invito, alla seconda conferenza consultiva di piano, relativa alle procedure di Vas per il Piano Provinciale dei Rifiuti Urbani.
Le associazioni hanno firmato e presentato ufficialmente un documento (riportato in seguito) per protestare contro il mancato invito del 'pubblico interessato' e richiedere tempi ragionevoli per poter prendere visione della corposa documentazione ed esprimere le proprie valutazioni.

Secondo la Provincia, non ci sarebbe stata alcuna intenzione di escludere il pubblico interessato. Infatti, ad alcune associazioni accreditate sarebbero state inoltrati degli inviti per posta ordinaria che, a quanto pare, non sono ancora giunti a destinazione.
Alla richiesta di utilizzare, per i prossimi appuntamenti, la posta elettronica è stato risposto che al momento la Provincia non ha la possibilità di mandare e protocollare le e-mail.

Gravissimo, però, è stato ciò che è accaduto fuori: alcuni esponenti delle forze dell'ordine hanno impedito a molti cittadini di Taranto e provincia l'accesso alla conferenza pubblica per almeno un'ora. La colpa dei "facinorosi"? aver appeso su via Anfiteatro alcuni striscioni su cui si chiedeva di non continuare a seguire la politica delle discariche e degli inceneritori. Per poter entrare, i cittadini avrebbero dovuto togliere gli striscioni, pena pesanti denunce. Alla fine le proteste e le ragioni (e la minaccia di chiamare la stampa...) dei cittadini hanno prevalso ed il 'pubblico interessato' ha potuto partecipare ai lavori.

I lavori sono stati incentrati sulla lunga ed esaustiva presentazione dei documenti redatti da parte dell'Arpa e dell'Ing. Notarnicola del Politecnico di Bari. Al momento preferiamo non esprimerci sui contenuti, in attesa di presentare all'Arpa ed alla Provincia di Taranto le osservazioni dei Comitati e delle Associazioni.

In seguito ci sono stati gli interventi del pubblico e degli addetti ai lavori. Ci sono state proposte e segnalazioni di punti critici del progetto da parte di molti addetti ai lavori di vari comuni della provincia (molto interessante quello dell'Ing. De Molfetta del Comune di Statte), mentre gli interventi dei cittadini, in particolare quelli di Leo Corvace e di Emiliano Ponzio, hanno sottolineato l'impossibilità di entrare nel merito tecnico dei documenti per mancanza di tempo. Ricordiamo, infatti, che i documenti, per un totale di 573 pagine, sono stati pubblicati sul sito della Provincia di Taranto, rispettivamente, il 20 e il 23 gennaio.

Una piccola nota: il dottor Archinà, rappresentante dell'Ilva di Taranto, era presente, si è prenotato ma ha rinunciato all'intervento. altri impegni o troppo "pubblico interessato" che prendeva appunti?

In conclusione, è apprezzabile la disponibilità dell'Arpa ad ascoltare l'opinione dei cittadini (cosa assai rara di questi tempi) e ci proponiamo di dire la nostra, insieme a chiunque voglia collaborare, per ottenere un piano dei rifiuti basato sul riutilizzo e che escluda soluzioni che possano ulteriormente compromettere la situazione ambientale, sanitaria e sociale della provincia di Taranto.
Siamo davvero tristi nel constatare che nel 2009 i limiti tecnici della macchina amministrativa provinciale pongano un serio freno alla partecipazione cittadina, e ci auguriamo che questi problemi vengano superati al più presto.
Stigmatizziamo fermamente, invece, il comportamento di chi crede che il suo ruolo e il suo distintivo possano essere utilizzati per minacciare e fermare i cittadini. A loro diciamo che i cittadini onesti e volenterosi non si faranno fermare da minacce senza fondamento e ricordiamo che la democrazia non è uno yogurt: non scade.