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giovedì 22 luglio 2010

mercoledì 21 luglio 2010

SENTENZA CATANZARO-SUD RIBELLE-

Redazione Radio Città Aperta

20-07-2010/19:16 --- Sono stati tutti assolti dalla Corte d’assise d’appello di Catanzaro i tredici indagati nell’ambito del processo contro la rete del Sud ribelle, accusati di associazione sovversiva ed altri reati in relazione agli scontri durante il G8 di Genova (governo di destra) e il Global forum di Napoli (governo di centrosinistra) del 2001. Il sostituto procuratore generale Marisa Manzini, stamane, aveva chiesto oltre 30 anni di carcere complessivamente per gli imputati. Ma i giudici d’appello hanno confermato la sentenza di primo grado che aveva già assolto tutti gli attivisti provenienti da Puglia, Campania e Calabria inseguiti da otto anni da un dossier preparato dagli uomini del generale Ganzer che li accusava di diversi reati, il più grave quello di cospirare contro gli organi costituzionali. Nella fattispecie gli attivisti erano inizialmente accusati di «cospirazione politica, in quanto promotori e organizzatori di una vasta associazione sovversiva di oltre ventimila aderenti che attentarono all’ordinamento economico mondiale durante il vertice G8 di Genova del luglio 2001». Ma poi il sostituto procuratore generale Marisa Manzini dovette rinunciare a contestare a una ventina di attivisti l’accusa di associazione sovversiva, chiedendo invece di riconoscere gli imputati colpevoli di associazione a delinquere semplice (!).
Oggi, per fortuna, l’ennesima assoluzione, anche se tra novanta giorni saranno depositate le motivazioni e la Procura potrà decidere l’eventuale ricorso in Cassazione. Dal processo emerge ora che il ‘Sud ribelle’ non era un’associazione sovversiva ma un pezzo di quel vasto e variegato movimento che contestò il G8 del 2001 e contro il quale gli apparati dello Stato scatenarono una violenza senza precedenti riconosciuta negli ultimi mesi da numerose sentenze della magistratura contro esponenti delle forze dell’ordine colpevoli in quei giorni di torture, maltrattamenti, vessazioni, fabbricazione di prove false… Giusto una settimana fa proprio il generale Ganzer, ispiratore della persecuzione giudiziaria contro gli attivisti del Sud Ribelle, è stato condannato a una pesante pena detentiva per spaccio internazionale di droga finalizzato alla costruzione delle carriere sua e dei suoi uomini. A mettere in piedi il processo era stato nel 2002 il pubblico ministero di Cosenza Domenico Fiordalisi, che aveva costruito il suo castello accusatorio basandosi sulle carte raccolte dalla Digos cosentina, che da tempo metteva in fila decine di piccoli episodi e di sospetti contro gli attivisti locali. Fiordalisi aveva deciso di far precipitare nelle beghe della vita di una cittadina di provincia, nelle rivalità, nelle alleanze trasversali, nelle clientele, nei piccoli giochi di potere, nelle famiglie feudali, i faldoni di un dossier dei Ros dei carabinieri di Gianpaolo Ganzer che cercava di mettere alla sbarra alcuni dei protagonisti della contestazione del G8 genovese del 2001. A qualche anno di distanza Fiordalisi è stato trasferito in Sardegna e Ganzer condannato a 14 anni di carcere.
La notizia dell’assoluzione degli attivisti è rimbalzata in piazza Alimonda, a Genova, dove alle 17,27 è stato commemorato il nono anniversario dell’omicidio di Carlo Giuliani. Come fa giustamente notare Checchino Antonini sul quotidiano Liberazione a nove anni di distanza da quei fatti, le condanne alle forze dell’ordine coinvolte nelle violenze alla Diaz e a Bolzaneto e l’assoluzione definitiva del Sud ribelle rende ancora più insopportabile la mancanza di un responsabile dell’omicidio del ragazzo genovese. Per ricordare Carlo alcuni attivisti milanesi durante la notte hanno tracciato alcune scritte. 'Assassini', 'Carlo Vive' e 'Milano ricorda Carlo', queste e altre frasi sono state ritrovate davanti alle sedi del Pdl di via Mancini, del Pd di Corso Garibaldi e della Lega Nord di via Bellerio, il tutto ripreso in un video già visionato da parecchie persone. L'iniziativa, peraltro simbolica, ha scatenato le ire del governo. "Chiedo al ministro dell'Interno Maroni quando verrà oscurato il sito che funge da vera istigazione a delinquere e da sussidiario per le azioni antagoniste di centri sociali e no global che strizzano l'occhio all'area anarco-insurrezionalista'' ha sbraitato invece il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza del Comune di Milano Riccardo De Corato, riferendosi al sito che ha postato il video dei "corsari" mentre realizzavano le scritte.

GIORNO 2

martedì 20 luglio 2010

mercoledì 9 giugno 2010

'La verità dietro la propaganda israeliana'.

Scritto il 2010-06-09 in News

La verità dietro la propaganda israeliana.

Di Robert Fisk - The Independent -




Sono ovviamente indignato verso uomini armati che assaltano navi in acque internazionali, uccidendo i passeggeri a bordo che tentano di resistere, e che poi costringono la loro nave a dirigersi nel porto dei dirottatori. Sto, ovviamente, parlando dei pirati somali che predano sulle navi occidentali nell'Oceano Indiano. Come osano quei terroristi toccare le nostre navi inermi in alto mare? E come siamo nel giusto ad avere le nostre navi da guerra là per prevenire tali atti terroristici!

Ma ops! Almeno gli israeliani non hanno chiesto un riscatto. Vogliono solo ottenere che i giornalisti facciano propaganda di guerra per loro. La settimana era appena iniziata quando "commandos" militari israeliani hanno preso d'assalto una nave turca che portava aiuti a Gaza e hanno ucciso nove dei passeggeri. Ma per la fine della settimana, i manifestanti erano diventati "attivisti armati per la pace", viziosi antisemiti “che professano pacifismo, che ribollono di odio, che colpiscono un altro essere umano con un palo di metallo". Mi è piaciuto l'ultimo pezzo. Il fatto che la persona che viene picchiata stava evidentemente sparando ad un altro essere umano con un fucile non è proprio riuscito a passare in questa strana versione della realtà.

Le proteste della comunità turca che i loro figli volevano essere martiri - qualcosa che la maggior parte dei membri di una famiglia turca potrebbe dire se i loro parenti fossero stati uccisi dagli israeliani - sono state trasformate in conferma che essi erano stati combattenti della jihad . "Su quella nave di aiuti", mi ha detto in un messaggio un cittadino dello Sri Lanka questa settimana, “c’erano a bordo mia nipote, mio nipote e sua moglie. Purtroppo ad Ahmed (il nipote di 20 anni) hanno sparato ad una gamba e ora è curato (sic) sotto custodia militare. La terrò sempre aggiornata". L’ha fatto davvero. In poche ore, la stampa era a casa sua in Australia, chiedendogli di sapere se Ahmed era un combattente della jihad - o anche un potenziale attentatore suicida. Si vede che la propaganda funziona. Non abbiamo visto un fotogramma di pellicola dei manifestanti, perché gli israeliani hanno rubato la partita. Nessuno ci ha detto – ammesso che la nave turca davvero trasportasse simili uomini senza scrupoli – come mai i loro terribili piani per aiutare i "terroristi" di Gaza non siano stati scoperti nel lungo viaggio dalla Turchia, anche quando si sono fermati in altri porti. Ma il professor Gil Troy della McGill University di Montreal - nel rabbioso Canadian National Post, ovviamente – è stato in grado di spifferare, giovedì, tutto quel ben di dio sugli "attivisti armati per la pace".

Personalmente, non sono affatto sorpreso per le uccisioni a bordo della nave turca. In Libano, ho visto questa marmaglia indisciplinata di un esercito – "elite" quanto una plebaglia media di eserciti arabi - sparare sui civili. Li ho visti guardare il massacro di palestinesi di Sabra e Shatila, la mattina del 18 settembre (ultimo giorno del massacro) fatto dai loro viziosi alleati della milizia libanese. Ero presente alla strage di Cana fatta da artiglieri israeliani nel 1996 - "Arabushim" (l'equivalente del termine offensivo "Ayrab" in inglese), uno degli artiglieri chiamò i 106 civili morti, più della metà dei quali bambini, nella stampa israeliana. Poi il governo israeliano del premio Nobel Shimon Peres disse che c’erano terroristi tra i civili morti - totalmente falso, ma a chi importa? - E poi arrivò il secondo massacro di Cana nel 2006 e poi, nel 2008-9, la strage di Gaza di 1.300 palestinesi, la maggior parte bambini, e poi ...

Beh, poi arrivò il rapporto Goldstone, il quale scoprì che le truppe israeliane (così come Hamas) avevano commesso crimini di guerra a Gaza, ma questo fu condannato come antisemita - povero vecchio onorevole Goldstone, egli stesso un importante giurista ebreo del Sud Africa, calunniato come “un uomo malvagio" dal delirante Al Dershowitz di Harvard - e fu definito "controverso" dalla coraggiosa amministrazione Obama. "Controverso", tra l'altro, in pratica significa "vaffanculo".

Vedete, ci sono dubbi su di esso. È roba losca.

Ma torniamo alla nostra cronologia. Poi abbiamo avuto l'assassinio del Mossad di un funzionario di Hamas a Dubai, con gli israeliani che usavano almeno 19 passaporti falsificati della Gran Bretagna e altri paesi. E la patetica risposta del nostro allora ministro degli Esteri, David Miliband? Lo chiamò "un incidente" - non per l'uccisione del tizio a Dubai, attenzione, solo per la falsificazione di passaporti del Regno Unito, una grande questione “controversa” - e poi ... beh, ora abbiamo avuto l' uccisione di nove passeggeri in mare da parte di altri eroi israeliani.

La cosa sorprendente in tutto questo è che molti giornalisti occidentali - e includo la pusillanime copertura della BBC sulle navi di aiuti di Gaza - scrivono come giornalisti israeliani, mentre molti giornalisti israeliani stanno scrivendo sulle uccisioni con il coraggio che i giornalisti occidentali dovrebbero dimostrare. E sullo stesso esercito israeliano. Prendiamo il devastante rapporto di Amos Harel su Haaretz, che analizza la composizione del corpo degli ufficiali dell'esercito israeliano. In passato, molti di loro provenivano dalla tradizione kibbutziana di sinistra, dalla più grande Tel Aviv o dalla pianura costiera di Sharon. Nel 1990, solo il 2 per cento dei cadetti dell'esercito erano ebrei ortodossi. Oggi la percentuale è del 30 per cento. Sei dei sette tenenti colonnelli della Brigata Golani sono religiosi. In alcune brigate di fanteria, più del 50 per cento dei comandanti locali sono religiosi "nazionali".

Non c'è niente di male ad essere religiosi. Ma - anche se Harel non rende questo punto così fortemente - molti degli ortodossi sono sostenitori della colonizzazione della Cisgiordania, e quindi si oppongono ad uno Stato palestinese.

E i coloni ortodossi sono gli israeliani che più odiano i palestinesi, che vogliono cancellare le possibilità di uno Stato palestinese, come sicuramente alcuni funzionari di Hamas vorrebbe cancellare Israele. Ironia della sorte, furono i vecchi ufficiali del “vecchio” esercito israeliano che per primi incoraggiarono il “terrorista” Hamas a costruire moschee a Gaza – per controbilanciare il “terrorista” Yasser Arafat a Beirut - e sono stato testimone di una delle loro riunioni. Ma rimarrà la stessa vecchia storia prima che il mondo si svegli. "Non ho mai conosciuto un esercito più democratico di Israele" disse lo sventurato filosofo francese Bernard-Henri Lévy poche ore prima del massacro.

Sì, l'esercito israeliano non è secondo a nessuno, elitario, umanitario, eroico. Basta non dirlo ai pirati somali.

independent.co.uk ©
Titolo originale: "The truth behind the Israeli propaganda "
Fonte: http://www.independent.co.uk/
Articolo originale
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di Concetta Di Lorenzo
Il Cairo: il confine di Rafah aperto, ma non ancora per tutti

Scritto il 2010-06-09 in News

Imemc. L'Egitto afferma di voler mantenere indefinitamente aperta la sua frontiera con la Striscia di Gaza, a lungo chiusa, prendendo le distanze dall'assedio israeliano volto ad impoverire l'enclave.

La fascia costiera, che ospita circa 1,5 milioni di palestinesi, è rimasta sotto uno stretto blocco paralizzante dal 2007 [di fatto era già cominciato, ndr], quando Israele ha deciso di chiudere tutti i suoi terminali di frontiera.

Il valico di Rafah, nella parte meridionale del territorio - l'unico non nelle mani di Israele - era stato chiuso dalle autorità egiziane, rendendo di fatto il governo del Cairo collaboratore dell'assedio imposto da Tel Aviv.

Ma i funzionari egiziani hanno aperto il passaggio subito dopo l'attacco di Israele del 31 maggio contro il convoglio di aiuti umanitari, che ha provocato la morte molti attivisti internazionali a bordo della flotta di sei navi.

Il ministro degli Esteri egiziano ha dichiarato lunedì che il confine con la Striscia di Gaza sarebbe rimasto aperto "fino a nuovo ordine", respingendo così le accuse israeliane volte ad incolpare il Cairo di aver incoraggiato Tel Aviv a rafforzare il blocco in modo da premere sul governo di Hamas a Gaza.

"È l'Egitto ad aver rotto il blocco", ha riportato Associated Press martedì 8 giugno, citando il portavoce del ministero, Hossam Zaki. "Non abbiamo intenzione di permettere la fuga della potenza occupante dalle sue responsabilità", ha poi sottolineato.

Permettendo al momento il transito solo alle persone malate, agli studenti e a coloro che hanno ottenuto il permesso da parte dell'agenzia di sicurezza egiziana, l'Egitto non ha ancora concesso che ci sia un passaggio completamente libero da e verso il suo territorio da parte dei palestinesi.

L'Egitto, come Israele, sta ostacolando il trasporto di materiali da costruzione verso la Striscia di Gaza assediata, che si trova in una situazione di disperato bisogno di ricostruzione a seguito della devastante offensiva israeliana durata 22 giorni denominata "Piombo Fuso".